Il Fascismo necessario (agli antifascisti) – 1

Il Fascismo necessario (agli antifascisti) – 1

Una volta, per individuare un preciso genere letterario, quello che immaginava un mondo inesistente (pensiamo a 1984 di George Orwell per tutti) si parlava generalmente di fantapolitica, cioè politica immaginaria. Qualche anno fa sono stati introdotti altri termini più specifici: romanzo distopico per il futuro tratteggiato negativamente, come per il citato capolavoro orwelliano e per altre opere che immaginano un futuro più o meno remoto (i classici Il racconto dell’Anticristo di Solov’ev [1900] e Il padrone del mondo di Robert H. Benson [1907]; e il più recente Il nemico di Michael O’ Brien [1996], tutti e tre incentrati sulla venuta dell’Anticristo; Noi di Zamjatin, scritto nel 1921 ma già premonitore di quello che sarebbe stato un elemento fondamentale della società comunista, in cui il concetto stesso di “io” è abolito e sostituito, appunto da quello di “noi”); per la fantapolitica che non può essere, perché si svolge in un tempo che prevede un passato diverso da quello realmente esistito (tipico caso: quello che immagina la vittoria dell’Asse o almeno dell’Italia fascista) si preferisce utilizzare il termine ucronia, cioè un tempo che non esiste. Tra i vari romanzi del genere mi sento di suggerire la lettura della deliziosa trilogia di Occidente [2001-2006] di Mario Farneti, che si svolgono nel passato (il 1972 di Occidente), nel quasi presente (il 1992 di Attacco all’Occidente) e nel futuro (almeno allora: il 2012 di Nuovo impero d’Occidente). Il punto di partenza è l’ipotesi ucronica – cioè di un passato che non si è realizzato – che vede l’Italia di Mussolini astenersi dalla seconda guerra mondiale (terminata con la sconfitta della Germania) e vincitrice nella terza guerra mondiale (terminata con l’annientamento dell’Unione Sovietica). Un’Italia che quindi può imporre non solo lo stile italiano nella scienza e nella tecnologia (dalle eleganti automobili Lancia ai computer della Geloso), ma anche nell’ideologia, esportando il corporativismo fascista in tutto il mondo.

Da storico, so bene che le vicende non si sono svolte in questa maniera.

Peraltro, ascoltando – pur se il meno possibile – le banalità radio-giornalistiche, mi chiedo se in effetti il fascismo, anziché sconfitto, non sia uscito vincitore dal secondo conflitto mondiale. È una sensazione che cresce giorno dopo giorno… Già un paio di anni fa, parlando delle elezioni statunitensi che avrebbero portato Donald Trump alla Casa Bianca, un amico mi fece notare che mai come in quel periodo si assisteva a una ribaltamento della storia. Io non lo sapevo, ma in realtà il fascismo aveva vinto: tutti erano fascisti (anzi fasciiisti!), da Putin (notoriamente nipote di ufficiali bianchi infiltratisi nella Čeka) a Bush (un agente del corporativismo che aveva fatto strada in America); da Berlusconi a Renzi, anch’egli bollato come “fascista” da un oppositore evidentemente a corto di vocaboli…

Ma non era (e non è) la sola stampa italiana a scoprire fascisti nascosti nel mondo liberale (da Pinochet alla Thatcher, da Franco a Reagan). Va da sé che “mostri” nazionalisti come l’ungherese Orbán e il polacco Kaczyński sono facilmente bollabili come tali, ad onta delle diverse radici ideologiche, ma da chi mette nello stesso calderone liberali inglesi e americani non si possono pretendere sottigliezze terminologiche.

Del resto, tra i vari slogan degli anni Settanta, non mancava l’accusa «una mamma che picchia un figlio è fascista», perché (lo sosteneva il mio professore di Storia e Geografia di III media) «qualsiasi tipo di violenza brutale e inutile è fascista». Egli, ammiratore di Stalin, non considerava violenza, ma solo educazione, evidentemente, quella dei Gulag: e quella sicurezza nell’apologia del “Piccolo Padre” derivava anche (in fondo insegnava appunto storia) dal fatto di sapere che la sua fazione aveva vinto la seconda guerra mondiale.

Invece, a quarant’anni da quei tempi, sembra che tale certezza si sia incrinata: c’è un pericolo fascista in Spagna, che obbliga il governo ad emanare un decreto-legge per evitare opposizioni giudiziarie ed invocare l’urgenza onde eliminare la tomba di Franco dal Valle de los Caídos e spingere a cancellare ogni riferimento pubblico al franchismo (comprese le croci che con il franchismo non hanno alcunché a che fare, come quelle carliste); c’è un pericolo fascista in Argentina, per cui vengono chieste riaperture di processi già archiviati contro i funzionari del regime militare; c’è un pericolo fascista – naturalmente – in Italia, sul quale non mi soffermo perché è sotto gli occhi di tutti; e c’è un pericolo fascista in Europa, ragion per cui bisogna intervenire per imporre il Nuovo Ordine Democratico. Costi quel che costi.

(continua)