Il ristoratore cretese

Il ristoratore cretese

Sono ormai migliaia le vittime europee degli immigrati.

Una tra le storie più tragiche è quella di un giovane greco che settimane fa ha portato di sera la sua fidanzata portoghese a visitare il Partenone. Circondato da un gruppo di pakistani è stato scaraventato giù da un dirupo. Fine di una vita.

Però dalla Grecia arrivano anche storie belle. Quella che vi racconterò è una storia bella, anzi bellissima, ed oltre ad essere una storia bellissima è un insegnamento, è una speranza ed anche una conferma.

Accade in quel di Creta.

Un modesto ristoratore vede entrare nel suo locale due pakistani. I signori, così come avviene da noi, iniziano a mostrare che nel loro caso l’espressione “terzo mondo” non qualifica solo la situazione economica dei loro Paesi di origine, ma identifica anche educazione, cultura, stile degli abitanti.

Vogliono imporre la loro musica pretendendo che il padrone di casa tolga la propria, tradizionale cretese. Al rifiuto si alzano e vanno alla cassa. Sono pronti per pagare, ma, come detto, “terzo mondo” significa qualcosa, 1400 anni di Islam non sono passati invano: i due scorgono l’icona della Madonna attaccata al muro e chiedono al proprietario di togliere “quella puttana là”.

Il cretese finge di non capire e se lo fa ripetere. I pakistani ripetono: “Sì, quella puttana là”. Il cretese che, come detto, fa il ristoratore e non il professore, decide comunque di salire in cattedra e dare lezioni di civiltà: prende l’attizzatoio, rovina per sempre le mani dei due e poi li picchia di santissima la ragione.

La Santissima dall’alto guarda compiaciuta. È Lei che guidò la battaglia di Lepanto, e poi quella di Vienna. Gli islamici li conosce e non disdegna di pregare Suo figlio che le cannonate a loro dirette siano efficaci.

Non so se abbia pregato anche stavolta, ma i cazzotti del greco pare siano andati tutti a segno.

La televisione nazionale ha intervistato il ristoratore e i giudici in Grecia non si sono mossi contro di lui come sarebbe accaduto nella nostra povera Patria.

Dicevo che si tratta di una storia bella… non c’è bisogno di spiegarne i motivi; è però anche un insegnamento altissimo per chi pensa di salvarsi dalla arroganza della nuova invasione, subendo sempre; è una speranza: che altri traggano ispirazione dal cretese e trovino la forza di tirare su la testa; è una conferma: chi è stato guerriero, chi per secoli ha costruito imperi, fermato persiani, combattuto turchi, civilizzato barbari, non può essere ridotto a diventare il cameriere dei sottomessi di Allah.

“Il sangue non è acqua”, diciamo saggiamente qui in Italia, e quello del cretese ha parlato!